venerdì 4 marzo 2011
[Capitolo VIII] E di notte un sogno...
Macario estrasse dalla tasca ancora una volta il biglietto che quello strano figuro dalla voce vellutata aveva lasciato cadere. Lesse nuovamente il nome sul biglietto. Lo pronunciò più volta fra sé e sé, gustandone il suono. Doralice. Chiunque fosse a portare questo nove, doveva conoscerla, senza dubbio. Doralice. Ignorava chi fosse l'uomo così particolare che aveva perso il foglietto che recava questo soave nome, ma l'istinto gli imponeva di infischiarsene. Ora come ora solamente una cosa importava. Doralice. Senza accorgersene aveva percorso la strada del ritorno ed era giunto davanti alla porta della sua dimora. Scostò il chiavistello, prese la chiave dalla bisaccia e la inserì nella toppa. Stranamente era inceppata. Provò a forzare un po', ma temendo di rompere la serratura preferì evitare un uso eccessivo della forza. poiché la serata era tiepida e l'aria molto piacevole si decise a dormire all'aperto, ed il giorno dopo sarebbe andato dal fabbro per domandargli alcuni atrezzi con i quali forzare senza danni la serratura. La notte giunse rapidamente, tingendo l'atmosfera di un colore blu intenso. Blu erano gli alberi in lontananza, blu erano le ombre delle case e blu era anche il cielo, punteggiato da stelle particolarmente luminose. Macario si era accoccolato sotto un albero, poggiandosi al suo tronco ruvido. Ripensò all'ultima volta che si era trovato in quella posizione, porprio il pomeriggio appena trascorso: era accaduto qualcosa di molto strano, ed improvvisamente la sua vita era cambiata. Non sentiva più gli odori come prima, i colori mutevoli gli sfrecciavano davanti agli occhi quando li chiudeva e i suoi pensieri non erano governati dalla sua coscienza, ma piuttosto da un'entità al di là della sua comprensione. Anche il vento che gli carezzava la pelle sembrava stranamente morbido, vellutato. Una gentile brezza che proveniva dal lontano orizzonte e faceva tremare le foglie sui rami degli alberi. Una di queste troppo urtata si staccò da un ramo e cadde sulla spalla di Macario. Egli non la tolse, ma fingendo fosse una coperta leggera, si addormetò cullato dal tepore di una stoffa intrecciata con cellulosa e clorofilla. Prima di addormentarsi la pensò ancora una volta. Doralice. Quella notte qualcuno sognava ed in Empireo ci si accorse di questo. Gli alberi smorti del Sentiero di Empireo vibrarono, si scossero come risvegliati da un sonno profondo. Qualche ciuffo d'erba spuntò delicatamente fra la cenere del Sentiero. I Liberi nei loro sonni da tempo tormentato trovarono sollievo, e sospirarono all'unisono, richiamando l'attenzione di coloro che ancora vegliavano. Gli Schiavi dal canto loro ebbero la sensazione di essere in pace con l'universo. Per un istante non ebbero la necessità di tramare contro ogni entità ed ogni creatura. Anche Amore ebbe questa sensazione, ed emise un leggero rantolo da dietro la porta della dimora di Macario, che teneva bloccata con un catenaccio e qualche dolce parola senza pietà.
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