venerdì 4 febbraio 2011
[Capitolo VII] Felicità non è solo una parola
Esistono due modi di dire le cose in Empireo. Il primo modo, quello utilizzato dalla quasi totalità degli abitanti è un metodo per così dire "nascosto". Alcuni, con più coraggio in corpo lo chiamerebbero subdolo. Coloro che invece si sentono molto saggi lo definirebbero criptico. Questa modalità di esprimersi consiste nel non dire o nel dire parzialmente ciò che in realtà non si vorrebbe mai dire. Questo porta gravi crisi ed incomprensioni fra gli abitanti di Empireo. Sarebbe come dire - Il Fuoco di Empireo è splendente - omettendo però sia l'aggettivo, sia il soggetto dalla frase. Particolarmente abili sono gli Schiavi in questo gioco perverso di parole. L'altro modo di comunicare, in realtà quasi mai utilizzato, è semplicemente il migliore. Ogni parola ha il suo significato, e vengono usate tutte le parole necessarie ad esprimere un concetto. Nessuna esclusa. Questo richiede normalmente che uno degli interlocutori sia un Libero, che il concetto da esprimere sia pressoché inutile e che vi sia molto tempo per riuscire ad esprimerlo in tutta la sua chiarezza. Per fortuna Fede era una dei Liberi che amava esprimersi utilizzando questo secondo metodo, o Speranza non avrebbe mai potuto notare la parola vergata in rosso sui ciottoli opachi del sentiero di Empireo. Felicità abbiamo detto. Cosa significasse questa parola, Speranza non sapeva dirlo. Non si riferiva di certo a Felicità, Libero dalla tendenza troppo libertina, che consentiva agli uomini di godere di ciò che non era loro dovuto, in qualunque momento tranne in quelli realmente necessari. Felicità in quel momento aveva un altro significato. Era un indizio, una traccia di Caso, che contrariamente alla sua natura, non rendeva mai aleatoria una scelta. Un indirizzo forse, una strada da percorrere. Sicuramente poteva esserlo, giacché l'accento sull'ultima lettera di quella parola era molto somigliante ad una freccia. Indicava una direzione ben precisa e contrariamente al resto della parola non era già seccata, e l'inchiostro rimaneva libero di scorrere lentamente. Prima la punta di quella strana freccia tendeva a destra, poi a sinistra e poi leggermente di nuovo a destra. Inequivocabilmente puntava il Presente. Una direzione forse? O una scelta da compiere? Felicità poteva essere il cammino da percorrere per raggiungere un nuovo stato dell'esistenza su quel piano di Empireo. Se Speranza si fosse immersa nella vera essenza di Felicità sarebbe ascesa ad una comprensione mai sperimentata da parte di uno di Loro. Difficile in realtà pensare una cosa del genere. In ogni caso, qualunque cosa fosse felicità, di certo tutto portava a supporre che il Libero che portava lo stesso nome doveva essere trovato immediatamente. Questa fu la conclusione di Speranza, la quale, osservata per l'ultima volta la direzione della freccia, prese a seguirla, verso il Presente, eterna dimora di Felicità che mai si manifestava nel Passato e senza dubbio nulla aveva a che fare con il Futuro. Iniziavano a cadere piccole gocce di pioggia sul sentiero di Empireo. Mano a mano che aumentavano d'intensità, il rosso inchiostro sul terreno che componeva la parola generatrice di tanti dubbi andava sciogliendosi. Speranza non sapeva esattamente cosa fosse la parola felicità. Ora era soltanto un rivolo scarlatto che si perdeva fra l'erbetta che cresce fra un ciottolo e l'altro nel sentiero sterrato di Empireo.
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