"Oh, questo è un giorno veramente buono allora, se mi rivolgete la parola!" disse lo straniero, con la sua voce candida ma inflessibile. Ogni sillaba era come pronunciata la rallentatore. Vi sembrerà strano, ma Macario aveva difficoltà a capirlo, anche se questi parlava chiaramente, scandendo perfettamente la sua pronuncia fatata. "Perché dite questo?" quindi disse Macario "Non credo che io sia così importante da far considerare buono un giorno solo perchè vi ho salutato!" "Io lo credo invece, voi avete qualcosa di speciale oggi, dico bene? Vi siete forse innamorato?". Macario non sapeva cosa rispondere a questa domanda. Sappiamo tutti cosa aveva di speciale Macario, cosa lo rendeva straordinario, ma chissà per quale assurdo motivo, decise di mentire allo straniero. D'altronde, a lui cosa importava degli affari suoi? "Avete ben visto, siete un esperto signor mio. Io ho incontrato l'amore, la più bella donna che mi sia mai capitata sott'occhio!". Lo straniero sembrava palesemente compiaciuto di questo, quasi cercasse di carpire una succulenta notizia da usare per suo vantaggio nei momenti migliori. "Ah, amico mio, posso chiamarvi amico? Devo dire che non c'è nulla di meglio che l'amore per rendere speciale una giornata. Siate benedetto amico mio, siatelo finché potete!" disse ancora lo straniero, porgendo la mano al giovane sognatore novello. Macario la strinse, forse un po' a malincuore. Era vellutata come la sua voce, quasi che il corpo riflettesse ciò che aveva nell'animo. Fu un veloce congedo in seguito, partendo dai saluti dello straniero: "Mi rendo conto che siete occupato a pensare alla vostra dama, quindi vi lascio nella meditazione profonda. Arrivederci amico mio, che Loro vi proteggano!". Quindi i saluti di Macario, più freddi e distaccati: "Arrivederci a voi, buona giornata!". Andandosene, lasciò cadere un foglietto di carta che, prontamente, Macario vide. Come non notarlo d'altronde, visto che dalla tasca del forestiero aveva compiuto un'agile piroetta in aria, e sospinto da una brezza che non esisteva, era atterrato a pochi centimetri dai piedi del giovane. Quando Macario lo raccolse e rialzò lo sguardo, lo straniero era scomparso dalla sua vista, benché vi fossero diversi chilometri di pianura in ogni direzione. Intanto in Empireo, dove il passato regnava, Sapere era ritornato da un suo viaggio. Aveva la strana abitudine, fastidiosa invero, di riportare tutto quello che sapeva. Insomma un gran chiacchierone, un pettegolo, che non perdeva occasione di seminare zizzania fra Loro, narrando gesta ardite, tradimenti e imbrogli a destra e a manca. L'unico che osava tenergli testa era Potenza, che con la sua grande aura di forza riusciva ad intimorirlo almeno un poco. Altrimenti nessuno poteva sapere quando i propri segreti sarebbero stati svelati al grande pubblico di Empireo. Un giorno, un mese o un anno, prima o poi tutti avrebbero saputo dei disastri compiuti nel futuro da Libertà, di ciò che Ira aveva in programma, oppure le sfrenate avventure di Timore e Coraggio, amanti delittuosi che infrangeva una della principali regole di Empireo: non erano permessi rapporti fra opposti. Nessuno sapeva tranne Sapere, che sapeva tutto in effetti. O quasi. Non sapeva perlomeno il futuro, non avendo il dono di Preveggenza. Altrimenti avrebbe saputo che nulla gli avrebbe giovato nel raccontare di un amore fasullo, mai esistito, di un giovane speciale, su cui molti di Loro avevano messo gli occhi. Si sarebbe risparmiato un bel po' di problemi evitando di andare subito da Amore a spifferare tutto, con la sua voce vellutata, le sue vesti semplici ed il suo viso marmoreo, curato come le sue mani candide e lisce come la seta. Macario nel frattempo continuava ad osservare il mondo sotto una nuova luce, ora a piedi nudi, poiché credeva che l'erba fosse molto più godibile senza orrendi calzari che occludessero i piedi. Sapere avrebbe potuto parlare anche di questo con Amore, ma forse non lo avrebbe trovato interessante.
sabato 4 aprile 2009
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