domenica 17 febbraio 2008

[Capitolo V] Primo Incontro

Sul nostro cammino in Empireo, dimentichiamo forse che, dopo una profetica pioggia di Sogno, un uomo, dei più mortali che possano esistere, destinato a spegnarsi nel giro di un soffio, prese coscienza della sua vita e del mondo. Macario lo nominai, tale il suo nome. Non si rammenta la sua terra d'origine, ne la si vuol ricordare. D'altronde che importanza avrebbe? Un abitante del ghiaccio, piuttosto che uno del fuoco o dell'acciaio avrebbe significato qualcosa di differente? Non credo. E non crediatelo nemmeno voi. Macario era un uomo semplice, lavoratore, piuttosto verso età da marito che vicino a quella del riposo. Non era un filosofo di certo. Ne un poeta. Tanto meno un buon credente. Per il primo, egli non aveva pensieri che filosofici si potessero appellare. Per meglio dire. Appellarli sarebbe stato possibile, se questi non li avesse ritenuti parte di quotidianità, rendendoli sterili e immutabili. Per il secondo, egli non avrebbe mai compreso che non sarebbe stata la rima a renderlo poeta, ma la sua ricerca si basava su questo. Componeva, e molti leggevano le opere da lui prodotte. Per non ferirlo lo esaltavano, oppure lo facevano per ingenuità. A volte palese ignoranza. Macario non valeva molto come scrittore, benché sapesse che "ardore" facesse rima con "furore". Un primo passo. Inutile. Per il terzo, egli non era ne buono ne cattivo. Credeva e basta. Non si potrebbe pretendere da un uomo che ha perduto il sogno e la ragione di credere aspettandosi il meglio o il peggio. Egli credeva soprattutto nel fatto di metter un piede a seguito dell'altro per camminare, senza dover per forza osservarli ad ogni passo, In tal modo raramente era inciampato sui suoi stessi passi. Ma quei medesimi passi non lo avevano condotto da nessuna parte. Si deve pur cominciar da qualche piccola regola. Invece no dico io. Questo per il momento il nostro Macario ci rappresenta. Si aggiungerà altro quando verrà il tempo di mostrare al mondo la sua dote. Sta di fatto, che mentre egli era intento ad osservare il mondo sotto nuova luce, come abbagliato da ciò che osservava, all'albero sotto il quale sostava si era avvicinato uno straniero, dal volto pallido e dagli occhi grigi. Se non fosse stato per il pesante manto che portava, si sarebbe potuto credere che fosse una statua di qualche calcarea pietra, perfettamente scolpita, ma poi non levigata dall'artista frettoloso o indolente. Un'opera incompleta lo si sarebbe definito. Macario era assorto nei suoi nuovi pensieri, quando questo straniero, alzando un braccio, (con assai grande fatica a patema d'animo), lo salutò amabilmente, esprimendosi con voce vellutata, quasi che portasse in bocca un batuffolo di cotone che contrastasse il naturale tono di voce. Pareva bizzarro che un simile suono provenisse infatti da quell'uomo. Come capita quando, osservando una persona, ci si convince che il suo nome sia un certo, mentre ci si accorge, o si viene a conoscenza che invece sia un altro. Quell'uomo si chiamerà per sempre come gli compete, che sia o no il suo nome. Così quella voce non apparteneva a quel personaggio, e non gli sarebbe mai appartenuta. Ma come il nome è, così anche la voce. "Buongiorno". Non vi fu alcuna riposta. "Buongiorno!", venne pronunciato quest'ulteriore saluto, con più veemenza. Nemmeno qui risposta. Avvicinandosi a Macario, lo sconosciuto ridisse, con aria palesemente adirata, ma senza darlo a vedere a chi si rivolgeva: "Buongiorno di nuovo, sperando che per voi lo sia. Se così non è, perdonatemi di avervi apostrofato, inculcandovi un giorno che non vi appartiene!". Macario a quel punto fu costretto a girarsi, tanto la voce era chiaramente vicina al suo orecchio. Ma osservando quell'uomo, e sentendo le sue parole, rimase immobile, non riuscendo ad esprimersi. Probabilmente comprendeva il significato, ma entrato da così breve tempo in una realtà che sì gli apparteneva, ma mai aveva conosciuto, gli fu complesso elaborare una riposta altrettanto elevata. Ciò che riuscì a pronunciare fu: "Buongiorno a voi, il tempo è magnifico ora, credo che sia un buon giorno!". Un tentativo modesto, al limite della mediocrità. Ma avrebbe avuto molte occasioni per imparare. Inutile? Forse per una volta, no.

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