lunedì 4 febbraio 2008

[Capitolo II] Il Sogno continua a vivere

La cerimonia fu di breve durata, i partecipanti andarono via silenziosi, sentendo dentro di loro che questa perdita avrebbe scosso le sorti del Mondo, e forse anche dell'Empireo. Nessuno sapeva spiegare perché, ma un grande vuoto si era creato. Non lo stesso che Vuoto, con le sue grandi ambizioni poteva portare, ma un vuoto nostalgico, vivido. Anche gli Schiavi avevano dei sogni. Ora potevano soltanto contentarsi di procedere con i loro temibili progetti. Intanto Speranza, ritornata alla sua celeste dimora, ricordava i momenti passati insieme a Sogno. Amavano camminare tranquillamente per i lunghi sentieri che l'Empireo metteva a disposizione dei suoi abitanti. Potrebbe sembrare strano, di certo è così. Costeggiati da alberi, pioppi e salici, i rami piegati verso il centro di tutto l'Universo, le foglie color di pioggia, oppure brune come la ruggine. I tronchi nodosi erano simili ai volti di anziani, così temprati dall'età, eppure così fragili, che anche una delicata brezza avrebbe potuto stroncare. Tronchi cavi, la corteccia armatura senza corpo, protezione per ciò che da tempo se ne andò. E lì, Sogno e Speranza passavano le giornate, cullate da una brezza che scompigliava i loro lunghi capelli. erano molto simili loro due. Gli stessi occhi lucidi, che vedevano oltre la ragione e le comuni passioni. erano sagge, non c'è dubbio, ma sapevano giocare tra realtà ed immaginazione. Sogno mostrava mondi mai esistiti, dava loro vita in remote parti dell'Universo. Speranza confortava le creature di questi mondi, quando esse erano colpite da Dolore o Sfortuna. Solo Tragedia rimaneva imbattibile, lui, con la sua spada di fuoco, pronto a colpire senza preavviso. Non si mostrava mai, ne in empireo, ne in Terra. Nessuno tra Loro sapeva dove abitasse. Forse non era altro che un ramingo, un vagabondo errante senza volontà di vita, senza meta ne felicità. Così sfogava la sua frustrazione sulle creature più deboli di lui. Speranza alimentava anche gli uomini, i loro cuori bisognosi. Avevano capelli lunghi e setosi, brillanti al caldo fuoco di Empireo, creato unendo le più limpide stelle del cosmo. Abiti leggeri, sollevati dal vento, mostravano la loro pelle delicata e lucida, ricca di vitalità. Muscoli tenaci, passo lieve ma incessante. Amavano davvero camminare insieme. Si beavano della vista di un Mondo, che, benché non fosse proprio perfetto, manteneva un equilibrio che lo rendeva meraviglioso. Ora Speranza però cammina sola, per quei sentieri. Il vento è rimasto, gli alberi un poco più vecchi, il fuoco ancora splendente. Ma Sogno se n'è andata, lasciando un vuoto. Le sue polveri vagano, su venti cosmici e tempeste solari, spinte in remoti angoli della Terra. Spinte verso una sorte migliore di quella che è sempre stata. Schiavi e Liberi continuano la loro esistenza. Intanto, sulla Terra, qualcuno assiste ad uno spettacolo che non si ripeterà mai più in tutta la storia dell'universo, e che mai nessuno aveva osservato. Dopo una violenta pioggia, un arcobaleno si forma in cielo, brillante come il Sole. e sotto di esso, mille e più gocce d'oro cadono al suolo, frantumandosi una volta toccata la nuda terra, o il fango freddo ed insensibile. tutti dimenticarono velocemente quell'episodio, chi per svogliatezza mentale, chi trasformandolo in leggenda. Speranza era affranta, convinta fino all'ultimo di aver avuto la giusta consolazione. Ancora una volta si era compiuto un crudele fato. Che tristezza. Strano però, che Speranza, con la sua vista così acuta nell'osservare il cambiamento che porta alla felicità, non abbia notato una piccola goccia, che caduta sulla foglia di un albero, attende inevitabilmente di precipitare a terra. Quella piccola essenza di Sogno, che in precario equilibrio attende. Non fece caso Speranza a questo miraggio di vita, questo flebile ritorno di gioia. Intanto il vento tirava ancora per i sentieri di Empireo, le foglie imbrunivano, assomigliando sempre più alla cenere, mentre i rami, si piegavano stanchi al suolo, creando un tappeto grigio su cui Speranza camminava, ricordando di tanto in tanto, Sogno.

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